lunedì 28 novembre 2011

CHIARA SOMMAVILLA - Gita nel bosco


Era il 20 giugno,una calda mattinata d’estate, ed i miei genitori decisero di portarmi in montagna a trovare la nonna che, da quando era andata in pensione, aveva deciso di andare a vivere lì in tranquillità. Ero molto felice di partire, perché era da tanto che non la vedevo, mi mancava e sapevo che con lei avrei passato bellissime giornate passeggiando in mezzo ai boschi, raccogliendo i funghi freschi, osservando la natura e mangiando la favolosa torta ai frutti di bosco che la nonna mi faceva sempre.

Una mattina, i miei mi fecero alzare alle sette per andare a fare una bella camminata; ci avviamo lungo un sentiero, si sentivano gli uccellini cantare, mi osservai intorno e vidi grandi alberi dalle folte chiome. Mi sembrava di stare in un grande labirinto, perché gli alberi erano tutti uguali ed era facile perdere la via. Nonostante ciò ero tranquilla, mi piaceva osservare la natura: vidi scoiattoli e uccellini di tante specie, grossi formicai costruiti con aghi di pino, ruscelli e tanti funghi.

Abituata al rumore della città, essere in mezzo a tanta vegetazione mi rendeva serena. L’aria era diversa ed i suoni degli animali, dei ruscelli e delle cascate mi rilassavano. Dopo aver camminato per tante ore, eravamo tutti stanchi e io non mi sentivo più le gambe, e così proposi di fare una sosta: trovammo un ruscello e decidemmo di fermarci proprio lì, sedendoci sotto due grandi alberi. Mia mamma si mise a leggere un libro, mio padre a pulire i funghi che avevamo raccolto per la sera, mia nonna mangiò qualcosa ed io decisi di riposarmi sdraiandomi sotto un folto albero, dove era un po' più fresco, ma essendo davvero stanca pian piano mi si chiusero gli occhi e mi addormentai…

“Brr Brr, che freddo!” Sentii un brivido, improvvisamente fiocchi di neve scesero dal cielo e mi sfiorarono i capelli: mi guardai attorno e davanti a me vidi un foltissimo bosco ricoperto di neve. Ero sorpresa, sentivo che nell’aria era cambiato qualcosa, come se ci fosse un'atmosfera magica. Da lontano vidi strani esseri, che pian piano mi si avvicinavano sempre più. Una volta che mi furono davanti, mi accorsi che erano fatine... sì, fate volanti! erano bellissime ed io ero incanta nel guardarle. Esse mi guardavano a loro volta, sorridendomi e svolazzandomi intorno. Erano ricoperte da fiori, e i loro capelli sembravano diamanti.
Io ero un po’ intimorita, ma nello stesso tempo curiosa di sapere dove ero capitata. Così, decisi di prendere la via ed addentrarmi in mezzo a quel bosco misterioso. Pian piano mi incamminai e, appena vi entrai, non volevo credere ai miei occhi: ero circondata da meravigliosi animali - scoiattoli, lupi, volpi, procioni, uccelli e cerbiatti, che mi sorridevano come per darmi il benvenuto -,le coloratissime foglie degli alberi si muovevano come volessero ballare ed i tronchi avevano occhi e bocca ed ai lati i rami si estendevano in due lunghe braccia. I ruscelli erano ghiacciati e ricoperti da una patina d’argento, le rocce parevano ricoperte d’oro e l'erba di colori luminosi, che riflettevano la loro luce nel cielo creando una bellissima atmosfera. Tutto era meraviglioso, sorprendente:avrei voluto rimanere lì e non andare più via.
Improvvisamente, un grande lupo mi si pose davanti e mi disse che mi trovavo nel bosco fatato e che solo le persone speciali come me avevano avuto l’occasione di conoscerlo; lui mi avrebbe svelato tutti i segreti di quel posto.

Ma fu proprio in quel momento che sentii una voce sussurrarmi: ”Amore, sveglia! si e’ fatto tardi... dobbiamo tornare a casa!” Era mia mamma, che mi svegliò perché si stava facendo buio. Fu solo in quel momento che mi resi conto che tutto era un sogno: mi guardai intorno e vidi che il bosco non era come quello che avevo appena sognato, anche se mi sarebbe piaciuto se un giorno fosse diventato così. Triste, tornai a casa, mangiai e andai a letto, sperando di potermi riaddormentare, continuando la mia straordinaria avventura, che avrei voluto non finisse mai.

martedì 22 novembre 2011

Sofia di Sarno - Eutanasia e aborto: giusto o sbagliato?



Cosa sono la bioetica e la biogenetica


La bioetica è una disciplina moderna molto recente, che applica la riflessione etica alla scienza ed alla medicina e ha lo scopo di affrontare e valutare anche a livello morale alcuni processi medici, quali il trapianto di organi, l'eutanasia, la fecondazione artificiale, l’aborto e tanti altri. Essa è necessaria in conseguenza al notevole sviluppo della medicina avvenuto negli ultimi decenni. Ogni nazione ha un proprio codice di bioetica: così ciò che è autorizzato e legale in uno stato potrebbe non esserlo in un altro.


La biogenetica è invece la scienza che studia l’origine della vita e l’evoluzione degli esseri viventi.





L’eutanasia


Tra i processi medici che suscitano maggiori polemiche, nel nostro paese come nel resto del mondo, c’è l’eutanasia, che è da anni causa di polemiche, così come in tutto il mondo, anche nel nostro paese. È infatti celebre il caso di Piergiorgio Welby, malato di distrofia muscolare, che scrisse una lettera al presidente della Repubblica Napolitano, in cui chiedeva d’aver diritto all’eutanasia. In questa lettera egli mostrò peraltro tutto il suo amore per la vita, affermando che per essere chiamata tale, essa debba essere dignitosa, mentre la sua non lo era più, poiché la sua malattia non gli permetteva di eseguire quasi più nessun movimento.


È una lettera commovente che tutti dovrebbero leggere prima di esprimere una qualsiasi opinione riguardo a questo argomento, così da comprendere il dolore e la sofferenza che provano le persone come Piergiorgio Welby e gli altri malati terminali.


Molti invece, specialmente tra i cattolici, credono che l’eutanasia debba rimanere una pratica illegale poiché pone fine al grande dono che è la vita, la quale dovrebbe cessare solo in modo “naturale”. A questa obbiezione rispondeva però Welby nella sua lettera al Presidente:


“Ma che cosa c’è di “naturale” in una sala di rianimazione? Che cosa c’è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? Che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata?”



E in effetti, vivere in quel modo cos’altro può arrecare se non dolore? E non solo alla persona malata, ma anche a tutti coloro che le stanno intorno e la vedono peggiorare giorno per giorno. Quindi, che cos’è l’eutanasia se non una forma di aiuto ai malati terminali? Essi hanno il diritto di porre fine al loro dolore. Può essere forse punito il malato di depressione che decide di suicidarsi? No, nessuno. Ognuno è libero di fare della propria vita ciò che meglio crede poiché, come scrisse Piergiorgio Welby, “La vita è un diritto, non un obbligo”.





L’aborto


La definizione dell’aborto è “interruzione prematura della gravidanza”. Esistono quindi due tipi di aborto: l’aborto spontaneo e l’aborto provocato. Nel secondo caso, l’operazione si pratica in sede chirurgica o per via chimica.


L’opportunità di interrompere una gravidanza viene valutata in base a moltissimi fattori: in primo luogo la salute della madre, ma si prendono in considerazione anche una violenza subita, condizioni economiche che mettono la gestante in condizione di non terminare la gravidanza, fattori psicologici e genetici (come malattie riscontrabili nel feto già dall’ecografia).


Nella maggior parte dei casi, inoltre, tramite consulto psichiatrico si valutano anche le motivazioni personali e soggettive della donna.


Tenendo conto di tali principi, dal 1978 in Italia è presente la legge 194 sull’aborto, che permette che tale operazione sia eseguita entro le prime 12 settimane di gravidanza. È positivo che esista tale legge, perché precedentemente le donne che volevano abortire erano costrette a farlo con metodi casalinghi e clandestini, mettendo in pericolo la loro stessa vita.


Nonostante sia presente una legge che legalizza la pratica, è comunque acceso il dibattito riguardante l’aborto, specialmente per i cattolici (ma non solo), che ancora una volta non sono favorevoli e lo ritengono omicidio, poiché a loro parere la vita inizia dal momento della fecondazione ed è perciò ingiusto porvi artificialmente.


Un articolo de Il Giornale del 27 aprile 2010 parla di un caso – per la verità non l’unico - in cui il feto estratto dall’utero della madre era vivo e fu lasciato a morire avvolto da delle garze sul lettino d’ospedale, senza che nessun medico o infermiere potesse fare niente.


La domanda da porsi è quindi “è giusto abortire?” Nessuno può dircelo. Molte donne sono “costrette” a farlo, perché non potrebbero mantenere economicamente il proprio bambino; altre ancora lo fanno perché sono troppo giovani per diventare madri. Esistono però orfanotrofi che potrebbero prendersi cura dei bambini se le loro madri non volessero farlo. Infatti, altre donne non possono avere figli perché sterili: coloro che ne hanno la possibilità, con che coraggio decidono quindi di abortire?


Non si può tuttavia negare che l’aborto non sia un’operazione indispensabile in casi estremi, in cui il feto è malato o in cui la madre rischierebbe la vita portando avanti la gravidanza. In tutti gli altri casi c’è forse una seconda scelta che non è quella di interrompere la gravidanza.




martedì 27 settembre 2011

Elisa Monari - ABORTO E BIOGENETICA: GRANDI, DIBATTUTI TEMI DELLA BIOETICA



Le opinioni sull’aborto 
Il tema dell’aborto è diventato un tema di discussione molto frequente; questi dibattiti sarebbero meno gravi se non si trattasse di vita umana. Da una parte ci sono le persone favorevoli al fatto di rendere libero e legale l’aborto, mentre dall’altra ci sono i contrari, e fra questi la Chiesa.
L’Arcivescovo Girolamo Hamer afferma che la legge divina e la ragione naturale escludono qualsiasi diritto di uccidere direttamente un uomo innocente; perciò nessuno ha il diritto di disporre nella vita di altrui, anche se in fase iniziale. Per quanto riguarda poi l’infelicità del futuro bambino, secondo la dottrina ufficiale della Chiesa cattolica, nessuno, neppure i genitori, possono sostituirsi a lui, nemmeno se è ancora allo stato embrionale , pretendendo di preferire a suo nome la morte sulla vita. Del resto, per la Chiesa, qualsiasi individuo, anche raggiunta la maggiore età, non avrà mai il diritto di scegliere il suicidio, poiché la vita è un bene troppo prezioso.
Non tutti però sono contrari all’aborto: anzi, dai risultati rilevati da un’indagine fatta nel 2009, più del 70% dei genitori di minori sono favorevoli a questa pratica. Infatti, soprattutto i genitori di ragazze tra i sedici e ventidue anni si sono mostrati interessati e favorevoli, pur essendo consapevoli del fatto che esistono mezzi contraccettivi per evitare gravidanze indesiderate e che sarebbe bene farne uso.


Biogenetica: giusta o sbagliata?
Oltre al tema dell’aborto, un altro tema oggi molto discusso è la biogenetica, dato chenon esiste aspetto della nostra vita su cui non abbia influito il progresso della scienza. In effetti, oggi è possibile addirittura far nascere un bambino senza genitori.
Tuttavia, se la fecondazione artificiale per un verso è vista come una grande conquista dell’uomo sulla natura, costituisce dall'altro un grave problema di ordine morale. Ad esempio, in molti paesi esistono “ banche del seme” nelle quali vengono conservati spermatozoi di uomini deceduti o di donatori anonimi, che vengono usati per fecondare donne che desiderano avere un figlio, ma che non possono per via naturale.
Ci sono inoltre casi in cui giovani donne sterili, con un grande senso di maternità, affidano il seme del proprio uomo ad un’altra donna, la quale lo tiene nel proprio utero e porta avanti la gravidanza del bambino, come ad esempio Susan, che ha ospitato nel suo utero l’ovulo fecondato di sua figlia, dando luogo ad una situazione che ha del paradossale: ha partorito il proprio nipote. Da questa storia ci si rende conto che tali pratiche significano stravolgere la natura, dando luogo a legami artificiali, nei quali diventa difficile distinguere i ruoli.
Per questo, non tutti sono favorevoli all'impiego delle tecniche di biogenetica, che alcuni ritengono “ contro natura”, poiché pensano che un bambino debba essere concepito e cresciuto per via naturale da un padre e una madre, senza dover ricorrere alla scienza.
In realtà, nel caso in cui un uomo o una donna siano sterili o abbiano del problemi di fertilità, l’adozione potrebbe essere la scelta migliore da fare. Così, più del 20% di coppie italiane che non possono avere figli hanno fatto una richiesta di adozione e la loro vita è cambiata in positivo, come nel caso di Ivan e Sofia, che hanno adottato una bambina ucraina di due anni, e ora si sentono una famiglia a tutti gli effetti.


 Aborto e biogenetica sono in conclusione temi di estrema attualità e che attirano l’attenzione dei più: temi delicati, per i quali non esiste una risposta del tutto giusta o sbagliata. Bisogna analizzare caso per caso, prima di arrivare ad una conclusione, e soffermarsi sui soggetti presi in considerazione: conoscere le loro storie, l’ambiente familiare e sociale in cui vivono, i problemi e gli stati d'animo con cui si confrontano.

sabato 17 settembre 2011

Buon inizio d'anno scolastico!

Michele Gandolfi-La peste di Bologna





Bologna, 24 ottobre 2011

La fine è arrivata prima del previsto. Probabilmente i Maya erano stati troppo ottimisti con le loro previsioni. Questa società corrotta ed egoista ha finito per distruggersi con le sue stesse mani, o forse per mano di qualche divinità.
Invece che uscire dal tunnel, vi siamo rimasti bloccati dentro e probabilmente vi resteremo per sempre.
Quella che un tempo era un società in continua evoluzione ora ha subito un arresto.
L’opzione migliore che ci è rimasta in questo momento è quella di ritornare uomini primitivi, ma nel peggiore e più probabile dei casi la nostra razza scomparirà.
Non so cosa stia succedendo esattamente nelle altre parti del mondo, ma non mi interessa. Ormai non fa più differenza. Però posso dire cosa succede qui, nella mia città, Bologna.
Cara vecchia Bologna. Un tempo chi sentiva il tuo nome pensava ai tortellini, alle tagliatelle al ragù e ai tuoi bellissimi portici. Ma ora riporti alla mente una sola parola: morte.
Da quando è scoppiata la guerra nucleare questa bellissima città ha rischiato di essere ridotta in macerie come altre decine di migliaia, sparse per il globo. Ma dove non sono arrivate le esplosioni, sono arrivate le radiazioni potentissime che le bombe rilasciano e che la massa definisce come “la nuova peste”.
Non esiste un rimedio per questo letale veleno, tanto che gli stessi pazzi assassini che l’hanno ideato moriranno con esso. Ai bolognesi purtroppo è toccata questa dura sorte: una morte lenta e dolorosa.
I lamenti, le urla e i pianti di dolore risuonano in tutte le strade; nessuno riesce a sfuggire a questa fine che aleggia nell’aria, che pervade il nostro corpo.
Scappare non serve a nulla; non esistiamo già più.
Anche i bambini sono senza scampo; le uniche gocce pure che stillavano dalla fonte inquinata della vita ora saranno condotte alla stessa fine delle altre. Quelli che non sono già morti o agonizzanti per le strade guardano pietrificati dall’alto dei balconi delle loro case lo spettacolo sotto i loro piedi; per loro è come vedere un film dell’orrore. Chiedono aiuto alla mamma, al papà, ma questi non rispondono, abbandonati al loro sonno eterno.
Molti si rinchiudono nelle loro abitazioni, ma non hanno comunque speranza; le radiazioni passano dappertutto. Le strade sono piene di auto abbandonatee di persone che fuggono senza meta, alla ricerca di un riparo inesistente.
I portici della città sono diventati un “lazzaretto”; l’unica differenza è che qui anche i medici sono diventati dei
pazienti.
Sorte diversa è toccata alla scalinata che va verso San Luca, ormai conosciuta come ‘La salita della morte’ o ‘il tappeto dei fedeli’qui decine di migliaia di vite di bolognesi si sono spente nella speranza di raggiungere il santuario per chiedere la grazia, venendo a creare una vera e propria distesa di corpi lungo tutto il tragitto.
Una situazione altrettanto sinistra è quella del cimitero della Certosa, dove c’è chi cerca di sfruttare quel poco di tempo che gli è rimasto per costruirsi una tomba che sia in grado di ricordarlo alle generazioni future.
In Piazza Maggiore si trova il gruppo di quelli che si uccidono a vicenda per evitare ulteriori sofferenze;
per lo stesso motivoinvecealtri preferiscono lanciarsi dall’alto della torre degli Asinelli, la cui entrata è ormai resa impraticabile a causa dei resti delle persone che hanno cercato di volare verso la salvezza.
Mentre tutto questo accade, cerco di rintanarmi nell’ultimo angolo di verde per respirare quel poco di aria che è rimasta; sebbene anche quest’ossigeno sia stato contaminatoqui nel bosco non è arrivato ancora l’odore di carne in decomposizione che si trova in città.
Bologna è tornata indietro nel tempo a causa di circostanze di cui la maggior parte delle persone non sono nemmeno a conoscenza; mi chiedo che cos’abbia spinto certi individui a fare tutto ciò.
Il danno è comunque irreversibilenon resta altro che aggrapparsi alla speranza di un’altra vita dopo la morte.
Qui parla Michele Gandolfi, un giovane distrutto nel suo presente e nel suo futuro. Spero che un giorno questa mia registrazione possa essere ascoltata da persone che vivono in un mondo migliore.